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Sharenting e tutela dei figli: limiti legali e rischi patrimoniali

Sara Mascitti > News  > Sharenting e tutela dei figli: limiti legali e rischi patrimoniali

Sharenting e tutela dei figli: limiti legali e rischi patrimoniali

“Pubblicare contenuti con minori online: quando è reato e come tutelarsi”

Nel mondo digitale, la pubblicazione di contenuti con minori è diventata una prassi comune. Tuttavia, l’aspetto legale è spesso trascurato, con conseguenze anche gravi. Foto e video che ritraggono figli, nipoti o alunni devono rispettare la legge sulla privacy, l’immagine e la responsabilità genitoriale.

La regola base: serve il consenso

Ai sensi del Codice Civile e del Regolamento GDPR, l’utilizzo dell’immagine di un minore richiede il consenso espresso di entrambi i genitori. Pubblicare una foto senza il consenso dell’altro genitore può comportare:

  • rimozione forzata del contenuto;

  • azione giudiziaria per risarcimento danni;

  • segnalazione al Garante della Privacy.

In caso di separazione conflittuale, il genitore può vietare la pubblicazione delle immagini del figlio, anche se scattate durante il proprio tempo di visita.

Il problema dello “sharenting”

Il fenomeno noto come “sharenting” (share + parenting) riguarda la condivisione compulsiva di contenuti riguardanti i figli da parte dei genitori. Oltre al danno d’immagine, può avere ripercussioni psicologiche sul minore e creare un vero “profilo digitale” che lo accompagnerà per anni. Alcune sentenze hanno stabilito che i minori hanno diritto a richiedere la rimozione delle loro immagini anche in adolescenza.

Reati e sanzioni

La pubblicazione senza consenso può integrare:

  • violazione della privacy (art. 167 D.lgs. 196/2003);

  • diffamazione se lesiva della dignità del minore;

  • responsabilità penale per diffusione indebita.

È fondamentale rivolgersi a un avvocato esperto in tutela dei minori prima di diffondere contenuti, anche apparentemente innocui.